Bianco estivo

Il più delle volte, l’estate celebra il colore verde dei prati e degli alberi, il blu dei laghi e dei mari. Oggi invece ha rievocato il colore bianco della neve. Perché la neve, anche se poca fa sempre un bell’effetto, a maggior ragione in una stagione nella quale forse non vorresti vederla. La montagna si sa, è un prodigio. Se lei vuole la neve in estate, così sia.

E se mi sono svegliato (o meglio dire che ho preso i topi) un’ora dopo rispetto al previsto, doveva per forza di cose esserci qualcosa nell’aria. La partenza era fissata per le 4.00, alle 4.10 mi squilla il telefono. Ho capito all’istante cos’è successo. Niente di grave, in mezz’ora sono pronto e il mio socio ormai non può fare altro che attendere.

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Sua Maestà

La regina è Lei, indiscussa. Sono anni che la osservo da ogni angolazione, da lontano e da vicino, anni nei quali tanto sognai di sedurla, anni di attesa ripagati in un giorno datato 25 luglio 2010, giorno che per me è diventato storico.

Montagna vera questa, che sa essere leale e ingannevole, fedele e traditrice, abile amica e geniale nemica. Montagna sovrana, che domina con malizia anche vette più alte di lei. Montagna dura, selvaggia i cui aspri versanti tuttora conservano le testimonianze di un’esistenza ormai remota, che oggi rivive soltanto negli occhi di chi vuole e riesce a vedere e rumoreggia nelle orecchie di chi vuole e riesce a sentire. Montagna imponente, che cattura lo sguardo di tutti dal fondovalle ma ben pochi di essi osano confrontarsi con lei. Montagna, dunque, che solo la Valle Verzasca sa e può permettersi di offrire.

Numerose sono le vette verzaschesi ma soltanto tre di esse si distinguono da tutte le altre per prestigio e non a caso sono collegate tra loro da un sottile filo di cresta, cordone ombelicale che le tiene in vita, mezzo di trasmissione che permette loro di comunicare. Dominatrici assolute della Val Redorta (l’unica che le possiede tutte e tre), della Val Vegorness, dei rami della Val di Prato e della Val d’Osura. Sto parlando del Monte Zucchero, della Corona di Redorta e della Rasiva, ergo il trittico, la triade, il tris, la trilogia, insomma ciò che volete, ma per eccellenza.
Dapprima venne il turno dello Zucchero, poi la Redorta ed infine, come è giusto che venga lasciata per ultima, Sua Maestà Rasiva.

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Un tiro, tanti perché

Volevo provare quel 7a.
Mi avvicino, osservo la linea di salita. Il cordino legato al secondo spit, testimonianza di una probabile rinuncia, non è per nulla rassicurante. La pietra, all’apparenza sembra più infida di quella di una cava. Piastre rocciose spesse diversi centimetri e del diametro di diversi metri sono recentemente staccatesi dalla parete. Altre sembrano volerlo fare di lì a poco. Che faccio? Ma si dai salgo, sono venuto quassù per questo. Continua…

Sabbia nel vento

Verde è la valle sospesa nel cielo
e come d’incanto si ergon le mura.
Volta celeste che sfodera il velo,
riflesso d’argento che ci cattura.

Linea invitante denota eleganza,
la mano stabile e il piede operoso,
un gracchio si libra nella sua danza,
movimento che risulta armonioso.

Ella mi scorta al comune obbiettivo
mentre la brezza il silenzio sopprime.
Legame importante, quasi affettivo,
fremiti gentili scuoton le anime.

Eterea visione tinge quel vuoto,
compenso gradito dal nostro intento,
felici lassù in un luogo remoto,
l’aria è ora tersa di sabbia nel vento.

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