Angolo di Patagonia

Anche il Ticino, pur se in miniatura, da qualche parte possiede il suo piccolo, straordinario angolo di Patagonia. “E’ la Patagonia del Ticino”, parole pronunciate con persuasione da Ely Riva, che per caso si trovava lì con noi oggi, e che ho udito di persona mentre ci stavamo preparando a salire la piccola grande gemma di roccia incastonata nell’ambiente più tormentato e primitivo nel quale abbia messo piede alle nostre latitudini. Un luogo che il Ticino, regione dalla natura fantastica sotto ogni aspetto, non poteva non possedere. Un luogo in cui il tempo sembra essersi fermato, nel quale la roccia, e soltanto la roccia, la fa da padrone.

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Il topo e lo stambecco

Sveglia presto, anzi prestissimo, per poter osservare il levar del sole dalla vetta, in una giornata che si preannuncia serena e limpida almeno per quanto riguarda la mattinata. Per raggiungere una meta che mi sta a cuore e per me ancora inviolata, sita in uno dei più belli anfiteatri alpini ticinesi, non vedo l’ora di partire. Un’ora talmente attesa che proprio non l’ho vista, talmente voluta che me la sono lasciata sfuggire. Avrei dovuto ammirare l’alba, invece è stata l’alba ad aver visto me che sonnecchiavo nel letto, ancora ignaro della sorpresa che di lì a poco mi avrebbe atteso…

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Wild and the City

Prendiamo la fortunata serie televisiva e al posto di “Sex” mettiamo la parola “Wild”, chissà mai che non ci scappi una sequela di altrettanto successo…

Oggi non c’è da andar lontano, mi son svegliato tardi ed inoltre il tempestoso vento da nord lascerebbe ben poche speranze di vivere una piacevole giornata in alta quota. Così ho scelto di andare a fare un giro in città, o meglio, (nei boschi e nei pascoli) sopra la città. Ergo, un sistema molto efficace per affliggere ulteriormente il ginocchio già tormentato da una non meglio identificata fitta e non permettergli quindi di riposare e ristabilirsi. Riposo? Purtroppo non so cosa sia. Magari me lo può spiegare il “Dutur”… 😉

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Ad ognuno il suo altare

La neve c’è ancora, è sufficiente andare a trovarla, e non è nemmeno tanto lontana da casa. Dove il sole batte poco è ormai dura come il cemento, compatta e cristallizzata. Ma poco importa, il prossimo inverno avrò tutto il tempo di battere nella polvere. Ancor prima dell’alba di un giorno speciale, sto già testando su questo tipo di neve le condizioni del mio ginocchio, assai tediose da qualche settimana. Un giorno speciale non per me, in quanto la mia è la semplice routine del week-end, ma soprattutto per qualcun’altro, un amico speciale, che ha deciso di fare di oggi la celebrazione della sua vita.

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Arte o… in dispArte?

Girovagando per la montagna, sempre più spesso mi imbatto in sentieri segnati dalle demarcazioni più strane, ironiche, assurde oppure esagerate. A volte, se ben fatto e soprattutto se non disturba, approvo il lavoro dell’ignoto e improvvisato artista del tracciato. Al contrario, se questi segni, vengono dipinti senza un minimo di cognizione, magari da un tracciatore che ha trascorso una notte in capanna in compagnia di una botte di vino e che in buona fede inverte i colori (ad esempio, due tratti rossi invece che due tratti bianchi), oppure da uno che, con troppa fretta e poca cura, produce scie di vernice rossa gocciolante il cui risultato finale sembra la locandina dell’ultimo film di Dario Argento, o peggio ancora da uno che ha appena vinto al lotto e, senza badare alle spese, si è comprato un deposito di pittura, si mette a dipingere in serie a pochi metri uno dall’altro (quando non ce n’è bisogno) come se tutti noi vivessimo in un mondo lillipuziano… beh, non posso far altro che una cosa sola: mi arrabbio!

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