Salmerino alpinista (salvelinus alpinistus)

Dissetarsi con una bottiglia di bibita mentre un gustoso arrosto ancora crudo, ben profumato di erbe e spezie esce dalla soglia in direzione della griglia, fuggire dalla prelibata forma arrotolata con l’amaro in bocca, chiedere un passaggio all’alpigiano automunito (e riuscire) per guadagnare almeno 45 minuti di marcia per poi incamminarsi verso l’ignoto all’ora di cena e con un temporale incombente alle spalle, esser sorpresi, prima dal temporale poi pure inconsapevolmente dall’elicottero rosso che sbuca dalle nebbie a volo radente (intercettandoci), scovare il campo da campeggio dei nostri amici quasi per caso senza ben sapere dove essi avrebbero trascorso la notte, pescare senza patente e pure fuori orario (vero Alvaro?) mentre l’elicottero compie innumerevoli voli avanti e indietro, venire a conoscenza che sono in 25 da tirar giù (!) e che il guardiapesca del comprensorio (guarda caso) è pure un membro della colonna di soccorso che nel frattempo ha raggiunto la diga a piedi nella notte ormai già sveglia, assistere al suon di “Grüezi zäme” alla parata frontale-luminosa dei malcapitati cugini d’oltralpe richiedenti l’aiuto, rannicchiarsi all’addiaccio nel sacco a pelo sottovento, svegliarsi il mattino dopo nella nebbia fitta come un bosco e nelle gocce di pioggia, con Alvaro che di buon’ora riesce nell’intento di catturare un salmerino alpino di 35cm con l’alborella… PUO’ ACCOMPAGNARE SOLO!!!

Direttissima

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Penna d’autore

Segno eloquente del temporale che imperversava nella notte, la vegetazione quasi impenetrabile del fitto bosco ancora è fradicia di pioggia. Con una certa apprensione si respira l’umidità che risale lentamente nell’aria tiepida, perché è il sintomo del “si dovrà sudare” l’erta salita iniziale. Il mio fungo preferito, tinto d’arancio e profumato, visibilmente giace tra i ciuffi d’erba, in bella mostra a lato del sentierino poco chiaro. Non lo devo toccare, siamo appena all’inizio del cammino e non lo posso tenere tutto il tempo che mi occorre nello zaino.
Bisogna farsi largo in una foresta dalle fattezze pluviali, con la massa d’acqua che stilla dalle felci e dalle lavazze per penetrare lentamente negli scarponi che sembrano impotenti di fronte ad una tale quantità di materia prima, coi pantaloni che diventano sempre più freddi e appiccicosi sulle mie gambe.

I tre uccellini

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Sweet & Sour

Un bel “porca puttana” mi verrebbe da scrivere, ma non vorrei risultare sgarbato. Troppo tardi… mi sa che invece l’ho scritto; allora già che ci sono lo riscrivo, pure in maiuscolo e lo evidenzio per bene: PORCA PUTTANA!!!
Ma dimmi te, se questo è il modo di andare in montagna. Ma ci prendete per degli idioti?
Al limite, gli ignoranti son coloro che con il vostro atteggiamento irrispettoso, arrogante e idem come sopra, intendete portare lassù, in un luogo che non è per tutti e che si dovrebbe guadagnare con tanto rispetto ed un bel po’ di umiltà.
Oggi invece regna l’equazione “tutti = $$$”, e sappiamo bene (purtroppo) come è andata a finire…

Dentello

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Segni del tempo

Non voleva che ce ne andassimo così, in sordina. Ha deciso di lasciare un segno che qualcuno di noi portasse a casa, amareggiata forse dal fatto che non siamo rimasti abbastanza tempo con lei, perché la solitudine regna quassù indiscussa. Ed il tempo (ad averne!) vale per davvero ogni respiro e – se non avessero inventato gli apparecchi fotografici – mi caverei un occhio pur di estrapolare l’immagine impressa di tutto ciò che le sta attorno… formidabile!

Osso duro... come il mio stinco!
Osso duro… come il mio stinco!

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