Eus

Aveva piovuto da poco, le rocce impregnate d’acqua, appena più in alto c’era la neve, la nebbia mi aveva imbrigliato mentre salivo sotto alla Pianca. Era il 2009 e sempre in novembre, ero più giovane ed ero lontano, era l’esatto contrario di questa volta. In Eus avrei voluto tornare da tempo e adesso l’ho fatto in modo gradito. In realtà mi sono, ahimè, intrufolato in “un mondo difficile” sull’ardita parete del pizzo soltanto qualche anno dopo ma essendoci calati in doppia non siamo passati dalle cascine.

 

Il sentiero diretto che un tempo era “rosso” viene oggi rivalutato in “blu”. Questo mi fa supporre che non troppi anni fa la montagna veniva perlopiù frequentata da gente che sapeva andare in montagna mentre oggi le cose sono diverse. Il colore blu, oltre ad essere divenuto una moda è anche un monito ai meno esperti. Perché quel sentiero non è per niente cambiato, non è né più né meno rischioso di allora. In questo caso è la gente, che cambia.

Avanzando sotto la parete accesa e scaldata dal sole sento delle voci in tedesco e scorgo due arrampicatori. Si trovano appena all’inizio e il mio augurio di un buon viaggio è per loro, ricordandomi di quanto avevo faticato quel giorno. Ma non ho smesso di arrampicare su gradi di un certo livello per quel motivo, ebbene il motivo è un altro e non ha bisogno di essere commentato. Si evolve, si cambia.

I famosi gradini intagliati nella dura roccia delle placconate sottostanti e laddove il sentiero transita in modo obbligato, adesso denotano in me un fascino molto più grande di un tiro di corda anche elegante sulla parete e come spesso amo pensare, alla visione di queste antiche prodezze provo nostalgia di un qualcosa che non ho mai posseduto. E la mia mente in questi frangenti volge fatalmente al passato, mentre già pensa al futuro.

Una volta sbucati nel vallone sotto il colle si inizia a scorgere la vecchia croce di legno ad indicare che lassù c’è qualcosa ma il ripido terreno impedisce di vedere il corte. Provo ad immaginare che significa salire quassù durante la calura estiva e in assenza di un filo d’aria… penso da farsi in mutande! Siamo in novembre e si suda ancora, si spera non per molto. Ecco che si giunge anche alle cascine di Eus, a mio parere uno degli insediamenti più interessanti che ho visitato sulle nostre montagne.

 

NB) Tengo a precisare che il sentiero che da Lavertezzo sale in Eus per via diretta non è difficile ma presenta alcuni tratti esposti e il passaggio sulle placche intagliate dagli scalini è assicurato con corde metalliche. In alternativa esiste un altro sentiero che inizia molto più avanti in Val Carecchio.