Viaggio interiore

Non posso fare a meno di volgere uno sguardo indietro nel tempo mentre in questo tardo pomeriggio e con le gambe un po’ affaticate percorro in discesa la Val Calnègia lungo l’apparente suo interminabile dislivello e la sua infinita estensione. Presso i Laghi della Cròsa avrei desiderato rimanere per sempre, come volessi evitare quel magnifico calvario che di lì a poco mi avrebbe accolto tra le sue laboriose prodezze.

 

Foroglio di buon mattino, qualche camino è stato acceso. Ancora percepisco l’aria fresca della notte ormai estinta e la brezza del vento di monte che ben presto ruoterà dalla vallata, in quanto il sole ha già iniziato ad alimentare il calore del terreno nella sua parte alta. Farà di nuovo caldo e per questo apprezzerò la prima parte di salita nel fitto bosco.

Tuttavia, sento che il cammino oggi non sarà soltanto un susseguirsi incostante di salita e discesa bensì un lungo viaggio solitario nei miei ricordi di ieri e nei miei sogni di domani, circondato dalle ombre di persone che ho conosciuto e che mi hanno fin qui accompagnato o anche soltanto offerto lo stimolo per continuare. Non vi è, forse, luogo migliore della Bavona per ritirarmi indisturbato in questo tipo di percezione.

Mi rendo conto di un qualcosa a cui in passato non ho mai badato troppo, qualcosa che in realtà è la chiave della serratura che mi spalanca le porte del cuore lassù. Ebbene, mi rendo conto che a transitare su questo tipo di terreno assai accidentato, il mio sguardo è praticamente quasi sempre rivolto al suolo, giusto davanti alle punte degli scarponi e non abbastanza verso i grandi orizzonti che mi abbracciano. Nella mia memoria, allora ricorderò in maggior misura laddove ho appoggiato i piedi piuttosto che tutto il resto.

In fondo, frequentare la montagna come vorrei veramente, non è rivolto all’andare più veloce e nel macinare più metri, è il rimanere fermo lassù il più a lungo possibile, immobile, eterno. Per molto tempo ho scelto di evitare queste situazioni di stabilità, è giunto per me il momento di ritrovarle. Capiterà ancora di confrontarmi con queste uscite “orientate al suolo” ma perlomeno ho capito come posso ulteriormente migliorare.

A Eros, Remo e Bianca.