Salita e discesa

Quando ci si è abituati a salire in montagna, in qualche modo ci si torna (sottointeso finché si è in grado). Se poi questa salita avviene con altri mezzi, e magari in volo invece che sul terreno allora mi chiedo “perché no?” già che ho la possibilità di farlo. Etica? Certo che esiste, nella direzione in cui adesso sento il bisogno di guardare.

 

Ho imparato a volare sopra l’oceano, ho fatto e continuo a fare esperienza sopra le alpi. Non ritengo di avere già ora esperienza da vendere ma questi ultimi anni hanno influenzato parecchio il mio modo di volare e mi hanno permesso di conoscere svariate situazioni di volo su quattro (presto cinque) modelli di elicottero differenti.

E’ fondamentale sapere che ogni macchina possiede le proprie caratteristiche, ha i suoi acciacchi ed ha i suoi umori che normalmente vengono trasmessi dal pilota alla macchina stessa a dipendenza di come egli la porta e di cosa egli pensa in quel momento. La macchina è sensibilissima e raramente fallisce, l’essere umano che spinge la macchina è invece destinato a fallire se non presta le dovute attenzioni. Si chiama “fattore umano” ed è la base di tutte le azioni intraprese dall’uomo.

Un atterraggio in montagna (nel caso specifico ai comandi del formidabile Bell 407) laddove è permesso e con tutte le precauzioni, è sempre per me un’emozione particolare. E’ come se invece del pattino avessi appoggiato il sedere dopo una scarpinata a piedi. E non è che sia poi tanto differente dalla pratica dell’alpinismo; finché non ci arrivi e non sei più che convinto di essere in grado di ritornare, ebbene l’avventura continua!

Grazie Nicola per le belle foto!

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