Atterraggio

Con un po’ di buona volontà, l’ispirazione alla fine arriva. Finalmente sono riuscito a concludere un’uscita per cui valga la pena di perdermi nelle mie emozioni. Ebbene, ero salito sul Piz Terri verso la fine di quella torrida estate del nuovo millennio di cui tutti ricorderemo. La prima, forse inconsueta ventata di una serie che poi apparve sempre più spesso. La prima, forse violenta e gratuita “botta” ai nostri già morenti e piccoli ghiacciai. Era un giorno lontano di quindici anni, era il 13 settembre del 2003. In vetta trovammo una spolverata di neve fresca, rocce congelate, nevischio, nebbia, un forte vento e un freddo assurdo. Anomalo, vero?

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2DB

Tradotto: “Two Days in Bavona” oppure “Düü Dì in dala Bocèra“. Scegliete pure voi quale significato attribuire al titolo, entrambe le forme sono veritiere. Che dire, non mi fermo spesso, ergo è raro che mi fermi, in capanna per la notte. Ma il remoto e grazioso rifugio Piano delle Creste (già lo sapevo) valeva del tutto questa scelta. Ho il piacere di esprimere la mia gratitudine alle guardiane (volontarie) Lisa e Mireilla per la loro simpatia, per l’ospitalità, e soprattutto per la loro dimostrata (e gustata) abilità ai fornelli, e ciò nonostante la totale assenza di corrente elettrica per problemi tecnici alla turbina. Grazie davvero!

Piano delle Creste

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Giornata stellare

Non partiamo prestissimo, abbiamo tutto il tempo. Agguantiamo quell’intaglio della cresta, che seguiremo fino alla cima e poi scendiamo comodamente a piedi. Queste all’incirca le parole positive di conforto pronunciate tra le 730 e le 8 del mattino, prima ancora di avvicinarci a quel bastione roccioso che già conosco bene ma che vorrei conoscere meglio. La giornata tersa e ventilata promette cose grandiose ma… non nel modo che ci attendevamo.

Cresta

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Torreggiando

Chissà perché, sulla così chiamata “prima torre” del Poncione di Cassina Baggio non ci sale ormai quasi più nessuno. In realtà una risposta ce l’avrei anche già in mente, eppure, quattro anni or sono vi ero stato con il Glauco alla ricerca di fantomatiche vie attrezzate di più tiri, mai pubblicate prima. Ricordo molto bene come allora trovammo pane per i nostri denti, un tiro di 6b in placca pura, ca 25m, fissato con ben due, ripeto e sottolineo due, spit! Perfino un “purosangue di placca” come il Glauco ebbe da ridire, beh, perlomeno di quel tiro rintracciammo la sosta…

Soddisfatto

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Tempo di pensieri

Parlando di montagna, credo che ognuno di noi abbia nel cuore dei luoghi prediletti. Credo che in questi luoghi ci si senta come rigenerati dal semplice atto dell’essersi lì recati. Non importa se sarà faticoso, non importa se dovremo fare i conti con qualche difficoltà. Dal momento in cui li avremo materializzati nel nostro pensiero, la vera fatica, la vera difficoltà, risiederà nel considerare anche solo per un istante di non volerci o poterci andare, ma soprattutto, una volta lassù ci troveremo confrontati con il dovere di rientrare, che dal mio punto di vista risulterà sempre essere il momento più sensibile della giornata.

Nel mezzo

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Mater de Rmone

Ancora una volta l’appartato solco della Val Grono non mi ha deluso (e ci mancherebbe). Evoluzione, dislivello, grande soliutudine, interminabili sentieri dominati dall’erba alta, appartengono a quella categoria di “oggetti” che vado, con grande piacere, cercando. Due le montagne che ancora attendevano il mio omaggio, le ultime lungo quell’esteso, interminabile tratto di cresta mesolcinese da me già ampiamente esplorato che dal Piz d’Ugin si snoda fino alla regione del Gesero.

Estate

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Be wild

Sono più che mai tormentato dal forte richiamo esplorativo che staziona in alcuni tra i più discosti anfratti del nostro Cantone. E sono parecchi quei territori, oggi e da sempre particolarmente inospitali, che aspettano con pazienza la mia ispirazione. Sono luoghi assai faticosi, di penitenza e triviali, come già lo erano una volta poiché talmente severi ed ostili che l’uomo potè intervenire per agevolarsi soltanto al minimo indispensabile.

Grazie a voi!

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