Viaggio interiore

Non posso fare a meno di volgere uno sguardo indietro nel tempo mentre in questo tardo pomeriggio e con le gambe un po’ affaticate percorro in discesa la Val Calnègia lungo l’apparente suo interminabile dislivello e la sua infinita estensione. Presso i Laghi della Cròsa avrei desiderato rimanere per sempre, come volessi evitare quel magnifico calvario che di lì a poco mi avrebbe accolto tra le sue laboriose prodezze.

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Lo Scrigno di Poltrinone

Circa un anno fa, sotto un portico all’ombra dei 45 gradi della Sardegna ho scritto in un paio d’ore questa simpatica storiella estiva poi pubblicata sul numero di agosto de “La Rivista di Bellinzona”, lo storico mensile periodico bellinzonese con il quale collaboro durante la stagione escursionistica. Mi è sembrata una buona occasione per ripubblicarla, con l’augurio di farvi anche un po’ divertire.

Vi sarete chiesti o vi starete chiedendo dove è finita la mia voglia di scrivere. Ebbene, complice il regolare e costante impegno con i voli in elicottero, lo studio e l’afa opprimente che non mette gran voglia di camminare, il tempo a disposizione per le uscite in montagna mi si è ridotto ad un lumicino e quelle che riesco a concludere sono talmente brevi e fulminee (sfrutto in particolare le ore del mattino) da non permettermi di trovare l’ispirazione cui vado cercando per esternare le mie emozioni.

Abbiate ancora un po’ di pazienza, presto ritornerò con nuove e fresche avventure. Intanto… buona lettura!

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Fine del letargo

Se la montagna è rimasta in letargo per tutto l’inverno appena passato, non che io abbia fatto di meglio negli ultimi mesi. Rieccomi allora di nuovo ad accarezzare il verde dell’erba senza troppe ambizioni. Di sicuro c’è che la mia permanenza in mezzo all’oceano mi ha cambiato e tutto sommato è quanto di buono cercavo di fare. Adesso ho davvero imparato ad andare soltanto in montagna senza fissare un fantomatico punto di vetta nella mia mente, e sono felice di essere riuscito anche in questa impresa.

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Eus

Aveva piovuto da poco, le rocce impregnate d’acqua, appena più in alto c’era la neve, la nebbia mi aveva imbrigliato mentre salivo sotto alla Pianca. Era il 2009 e sempre in novembre, ero più giovane ed ero lontano, era l’esatto contrario di questa volta. In Eus avrei voluto tornare da tempo e adesso l’ho fatto in modo gradito. In realtà mi sono, ahimè, intrufolato in “un mondo difficile” sull’ardita parete del pizzo soltanto qualche anno dopo ma essendoci calati in doppia non siamo passati dalle cascine.

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Sentiero

Rivivo come fosse ieri quel giorno interminabile di fine ottobre 2016 che mi concesse il ricordo più bello ed intenso di quella stagione alpinistica, il tutto soltanto a poche ore dalla mia partenza per le isole. A quasi un anno esatto di distanza, con la medesima e gradita compagna di escursione di allora, ci siamo di nuovo lanciati in un simile viaggio. Perché di viaggio realmente si tratta, perché quando si sceglie di avventurarsi in tali ambienti bisogna essere consapevoli di dover smorzare quel tanto che basta la propria parte razionale. Bisogna oltremodo saper camminare con il cuore in mano e sapersi dirigere verso l’istinto.

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Aprile

La neve che cede terreno e che lascia riapparire il colore dell’autunno, il fogliame rinsecchito preservato dall’inverno e tra il quale sono sparsi i tanti, primi fiorellini alla ricerca di un raggio di sole per dunque gioire alla primavera. E’ tempo di ricominciare a respirare il profumo delle escursioni a piedi nel bosco, al canto persistente degli uccelli, tra il mantello delle radure che a rilento cambia colore.

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La Valle del Soladino

E’ assai difficile in queste ultime settimane trovare una finestra di bel tempo, interamente spalancata dal momento in cui si è fuori dal letto a quando ci si ritorna. Meno male che almeno oggi siamo stati ripagati a dovere. Avrei dovuto partire presto ma stamane ho preso i topolini! Perciò sono rimasto tutto il giorno ad oziare e a fare qualche lavoretto in giardino. Nel compenso, ieri ho visitato per la prima volta la Valle del Soladino.

Gola

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