2019

Ho iniziato il 2019 senza scrivere ancora nulla, bisogna rimediare. Mica devo farlo per forza ma se mi viene l’ispirazione non vedo il motivo per rinunciare. Se posso dare uno sguardo al mio alpinistico anno 2018 appena archiviato, ebbene non è che si trova poi molto. La verità è che ho mollato, e non poco. Adesso il mio scopo è volare e le montagne le adoro e le abbraccio così, comodamente seduto su di un seggiolino appeso ad un rotore.

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Luoghi del tempo

E sono tornato a frequentare territori abbandonati che in realtà ci si accorge non sono poi così trascurati, qualcuno passa. Inselvatichiti però sì e questo aspetto è per me fondamentale. Scrutare la montagna come un bambino che gioca a fare l’investigatore alla ricerca di un minuscolo indizio, può essere un ramo oppure un tronco tagliato, una pietra sistemata a mò di gradino invasa dalla fitta vegetazione o sporgente dal terreno, o qualsiasi altro timido segnale a testimoniare un antico, a volte anche più recente transito di una presenza umana. Perché la via la si trova anche imparando a seguire l’istinto, che però va allenato.

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Viaggio interiore

Non posso fare a meno di volgere uno sguardo indietro nel tempo mentre in questo tardo pomeriggio e con le gambe un po’ affaticate percorro in discesa la Val Calnègia lungo l’apparente suo interminabile dislivello e la sua infinita estensione. Presso i Laghi della Cròsa avrei desiderato rimanere per sempre, come volessi evitare quel magnifico calvario che di lì a poco mi avrebbe accolto tra le sue laboriose prodezze.

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Atterraggio

Con un po’ di buona volontà, l’ispirazione alla fine arriva. Finalmente sono riuscito a concludere un’uscita per cui valga la pena di perdermi nelle mie emozioni. Ebbene, ero salito sul Piz Terri verso la fine di quella torrida estate del nuovo millennio di cui tutti ricorderemo. La prima, forse inconsueta ventata di una serie che poi apparve sempre più spesso. La prima, forse violenta e gratuita “botta” ai nostri già morenti e piccoli ghiacciai. Era un giorno lontano di quindici anni, era il 13 settembre del 2003. In vetta trovammo una spolverata di neve fresca, rocce congelate, nevischio, nebbia, un forte vento e un freddo assurdo. Anomalo, vero?

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Fine del letargo

Se la montagna è rimasta in letargo per tutto l’inverno appena passato, non che io abbia fatto di meglio negli ultimi mesi. Rieccomi allora di nuovo ad accarezzare il verde dell’erba senza troppe ambizioni. Di sicuro c’è che la mia permanenza in mezzo all’oceano mi ha cambiato e tutto sommato è quanto di buono cercavo di fare. Adesso ho davvero imparato ad andare soltanto in montagna senza fissare un fantomatico punto di vetta nella mia mente, e sono felice di essere riuscito anche in questa impresa.

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2018… e adesso?

Nel 2017 e durante i primi giorni dell’anno ancora non sapevo se mi sarei ristabilito nel Vecchio Continente. In realtà avrei dovuto rimpatriare non prima del 2018, ebbene nel 2018 adesso siamo e mi trovo effettivamente qui da ormai diversi mesi, nella mia terra d’origine, nei primi giorni di un nuovo anno. E sono ben felice che sia successo, non per aver operato delle scelte ma per aver colto delle occasioni che la vita ha posizionato sul mio percorso.

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Eus

Aveva piovuto da poco, le rocce impregnate d’acqua, appena più in alto c’era la neve, la nebbia mi aveva imbrigliato mentre salivo sotto alla Pianca. Era il 2009 e sempre in novembre, ero più giovane ed ero lontano, era l’esatto contrario di questa volta. In Eus avrei voluto tornare da tempo e adesso l’ho fatto in modo gradito. In realtà mi sono, ahimè, intrufolato in “un mondo difficile” sull’ardita parete del pizzo soltanto qualche anno dopo ma essendoci calati in doppia non siamo passati dalle cascine.

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